Castellammare del Golfo: dalla fondazione ad oggi

LA STORIA DEL PAESE A PUNTATE: PARTE I.

Castellammare è una ridente cittadina siciliana nel golfo omonimo. Di essa ci danno notizia Ugo Falcando e il Fanzello. Fin dall’età di mezzo, fiorente di commerci e ben difesa da salde fortificazioni. In questi termini ce la presenta Vito Amico, eminente cronista e storico della fine del secolo XVIII. Questi ne fa risalire le origini ai Saraceni, che ne fecero il soggiorno degli Emiri; ed essi seguirono i Normanni, sino agli Svevi, agli Aragonesi e i sovrani di Castiglia. Tra questi Carlo V – è sempre l’Amico che scrive, nella traduzione dal latino di Gioacchino Di Marzo del suo Dizionario Topografico della Sicilia, compiuta nel 1855 – "la cinse di smisurati bastioni", opere dei vicerè spagnoli Giovanni della Cerda e Giovan Francesco Paceco duca di Uzeda.

Null’altro è aggiunto nell’antica cronaca del paese. Ecco che questa lacuna viene in parta colmata dal saggio di una giovane donna castellammarese Mirella Rizzo, che grazie all’aiuto del padre, ripercorre con passione e dedizione la storia della sua terra. A questa fonte ho voluto appoggiarmi per raccontarvi in maniera più sintetica e ritmata le radici che ci rappresentano.

Dal periodo segestano alla dominazione Araba

Castellammare del Golfo trasse origine da Segesta. Ne costituì infatti il naturale sbocco sul mare e ne divenne l’emporio dove, attraverso il traffico marittimo, i segestani svolgevano il commercio con gli altri popoli del bacino mediterraneo. Con la scomparsa di Segesta nel I sec. a.C. ad opera dei Vandali, anche il suo Emporio era destinato a scomparire. Tuttavia, la peculiare posizione geografica a nord di un entroterra ricco di centri di notevole importanza, specie dal punto di vista agricolo, non poteva non determinare la rinascita di Castellammare.

Il primo segno è costituito dal Castello, del quale è sconosciuta la data di costruzione. Si ha ragione di ritenere che esso viene costruito, almeno come primo nucleo, durante la dominazione araba. Ne è prova il fatto che il primo a farne menzione è proprio lo storico arabo Idrisi, vissuto nella prima metà del sec. XII, che definisce Castellammare una fortezza di importanza secondaria rispetto ad un altro castello ben più importante chiamato "al-Hammah".

Fu proprio sotto gli arabi che Castellammare rifiorì per la sua attività marinara, dando nuova luce all’antico Emporio segestano. Sorgono le prime fortificazioni a protezione degli insediamenti abitativi e delle attrezzature a servizio delle attività portuali. Il mare, non più monopolio dei Bizantini, sembra tornare al suo aspetto consueto ripopolandosi di barche. La futura Castellammare a questo punto assume il nome di al-Madarig (Le Scale).

Durante la dominazione araba l’attività ittica non è l’unica prerogativa. Da questa terra infatti scaturisce acqua termale generata da sei sorgenti. Di queste acque termali, conosciute fin dall’antichità, parlano, tra gli altri, Diodoro Siculo, Strabone e Antonino Pio. Si aggiunga che gli Arabi erano portati a far uso di queste acque, oggi adibite quasi esclusivamente a scopo terapeutico, nei loro stessi riti religiosi che imponevano immersioni più o meno frequenti in esse. La dominazione araba cessa nel se. XI ed è solo soltanto nel periodo normanno che Castellammare assume il nome attuale.

Fonti:

Mirella Rizzo Tranchida - "Castellammare del Golfo dalla fondazione al 1915" - Edizioni Campo – Alcamo, 1990